Area
riservata
Se non hai user e password contattaci

Correlazione immunologiche tra gli acari Dermatophagoides e Sarcoptes

La nostra fauna conta 40.000 specie di acari che conducono vita libera, ad esempio nel terreno. Con essi evidentemente la specie umana non ha alcun rapporto, eccetto i pochi entomologi che li studiano. Alcuni di loro, 7-8 specie, sono in grado di sviluppare nell’uomo sensibilizzazioni allergiche a carico dell’apparato respiratorio e forse anche cutaneo: soprattutto i Dermatophagoides e gli acari detti “delle derrate” (storage mites). Vi sono poi alcune specie di acari che sono parassiti dell’uomo, precisamente ectoparassiti. Tra questi ultimi primeggia per importanza il Sarcoptes scabiei var. hominis, responsabile della scabbia, parassitosi che interessa circa 300 milioni di persone (1).

L’argomento che qui affronto è quello delle correlazioni immunologiche tra il più importante degli acari sinantropi allergenici, il Dermatophagoides, e l’acaro della scabbia, che sono filogeneticamente correlati. La scabbia sta assumendo una rilevante importanza anche nel nostro Paese, sia a causa della forte immigrazione da aree disagiate sia per il diffondersi del turismo in tali aree e, purtroppo, anche del turismo sessuale.

Cross-reazioni
La prima segnalazione di una probabile cross-reazione tra Dermatophagoides e acaro della scabbia risale a 25 anni fa, con uno studio norvegese che ha dimostrato che ben il 35% di 135 pazienti affetti da scabbia presentava un RAST positivo per Dermatophagoides, ed il 45% aveva IgE totali elevate, mentre  in un gruppo di controllo costituito da 201 impiegati di banca sani il RAST era positivo nel 2% e le IgE totali nel 4% (2). E’ singolare che la presenza di malattie atopiche, determinate con un questionario, era molto più elevata tra i pazienti con scabbia (23%) che nel gruppo di controllo (9%), spingendo gli autori a suggerire che non solo vi è probabilmente una cross-reazione tra i due acari, ma anche una associazione tra scabbia e malattia atopica.
Questi autori studiarono con il RAST il comportamento degli anticorpi IgE nel tempo, osservando che le IgE specifiche per il Dermatophagoides decrescevano a 12 mesi di distanza dal trattamento anti-scabbia (3). Questo fenomeno era assai meno evidente nei pazienti che oltre alla scabbia erano anche affetti da malattia atopica.
Questo gruppo norvegese pubblicò nello stesso anno (1981) i risultati di uno studio immunochimico di cross-reazione tra i due acari condotto con le tecniche della CIE (crossed immunoelectophoresis) e CRIE (crossed radioimmunoelectophoresis), allora molto in voga (4). Utilizzando un antisiero anti-Dermatophagoides sviluppato in conigli, era possibile identificare con la CIE 25 antigeni nell’estratto del Dermatophagoides stesso e 4 nell’estratto di acaro della scabbia. La tecnica CRIE è stata in grado di dimostrare il legame delle IgE agli antigeni separati con l’elettroforesi: utilizzando un pool di sieri allergici al Dermatophagoides, si è confermato il legame degli anticorpi IgE anche  verso gli antigeni dell’acaro della scabbia. La naturale conseguenza di questi studi è la coscienza che l’allergia all’acaro della polvere di casa può venire sovradiagnosticata nei pazienti con scabbia. L’ampia esperienza clinica di questi autori li porta ad affermare che l’allergia al Dermatophagoides non è protettiva nei confronti della scabbia, ma al contrario questi pazienti mostrano lesioni cutanee scabbiose più gravi dei pazienti non allergici. Pertanto la transitoria immunità verso la reinfestazione osservata nei pazienti con scabbia recente nel classico studio di Mellanby (5) pare essere dovuta ad anticorpi diversi dalle IgE, probabilmente IgG.
Gli studi del gruppo norvegese sulla cross-reazione tra i due acari sono stati confermati dal gruppo statunitense di Arlian (Dayton, Ohio) con la tecnica SDS-PAGE (sodium dodecyl sulfate-polyacrylamide gel electrophoresis), con la quale si è visto che le IgE di pazienti allergici al Dermatophagoides sono in grado di legarsi anche alle proteine di Sarcoptes scabiei, e viceversa le IgE di pazienti scabbiosi riconoscono gli allergeni del Dermatophagoides (6).
Questa cross-reazione è stata confermata anche da un gruppo egiziano, che ha dimostrato che la correlazione al Sarcoptes scabiei è allargata anche all’acaro delle derrate Tyrophagus putrescientiae (7). Questi autori attribuiscono alle IgE verso gli acari della polvere di casa e delle derrate la persistenza dei sintomi che si osserva in molti pazienti anche dopo gli appropriati trattamenti anti-scabbia.

La resistenza all’infestazione
Gli studi citati hanno condotto ad un naturale quesito. L’immunizzazione verso il Dermatophagoides è in grado di proteggere dall’infestazione scabbiosa ?  Il già citato gruppo australiano di Arlian ha condotto una serie di studi sui conigli per trovare una risposta a questo interrogativo. Hanno immunizzato gli animali con un antigene di Dermatophagoides (mix 50/50 pteronyssinus e farinae) e valutato la loro resistenza all’infestazione da Sarcoptes scabiei var. canis (8). La resistenza all’infestazione è stata osservata non in tutti gli animali ma solo nel 71% di essi, che sono stati definiti “resistenti”, mentre gli altri definiti “non-resistenti” hanno contratto la malattia. Tale resistenza consisteva in un molto minore carico di parassiti. Restava da capire quali differenze immunologiche rendessero resistenti gli uni e non-resistenti gli altri. Gli animali resistenti mostravano livelli di immunoglobuline scabbia-specifiche più bassi di quelli non-resistenti, inoltre riconoscevano un minore numero degli antigeni dell’acaro. Tutti gli animali infestati, sia resistenti che non, mostravano a livello delle lesioni scabbiose un infiltrato cellulare costituito da neutrofili, plasmacellule, macrofagi e cellule mononucleate. Tuttavia l’infiltrato cellulare degli animali resistenti conteneva molto meno plasmacellule, e molti più neutrofili. Questo aumento dei neutrofili era correlato con la diminuzione del carico di parassiti. Gli autori di questo studio concludono che l’immunizzazione con Dermatophagoides è in grado di indurre immunità protettiva, almeno parziale, verso la scabbia. La diminuita produzione anticorpale e l’aumentata risposta cellulo-mediata dei soggetti resistenti suggerisce che il meccanismo di questa protezione risieda nella sotto-regolazione della risposta dei linfociti TH2 e nel potenziamento di quella TH1.
Più recentemente, lo stesso gruppo di ricerca ha studiato l’immunizzazione verso la scabbia con strumenti biotecnologici avanzati. E’ stata costruita una libreria di cDNA proveniente da S. scabiei var. hominis, due dei cloni ottenuti sono risultati cross-reattivi con un allergene dell’acaro della polvere di casa Euroglyphus maynei, che è filogeneticamente ed allergologicamente strettamente correlato al Dermatophagoides, sono stati clonati in un vettore e quindi inseriti in un ceppo batterico, da cui è stata ricavata la proteina di fusione (9). Con quest’ultima sono stati immunizzati dei conigli, che successivamente infestati con l’acaro S. scabiei var. canis hanno mostrato lesioni crostose assai più lievi degli animali di controllo.
Sulla base di questo e di altri studi sperimentali i ricercatori di questo gruppo sostengono che la risposta immunologica dell’uomo verso l’acaro della scabbia non ha tanto la funzione di debellare completamente i parassiti, bensì quella di autolimitarne il numero. E’ stato dimostrato che gli acari parassiti ingeriscono gli anticorpi durante l’alimentazione. Inoltre è noto che nell’uomo la scabbia assume un quadro clinico grave, con ampie lesioni crostose e grande numero di parassiti, quando vi sono condizioni immunosoppressive o immunodeficienza acquisita.

Conclusioni
Gli studi esaminati ci devono indurre ad una grande cautela nella diagnosi di allergia al Dermatophagoides nei soggetti che abbiano la scabbia o l’abbiano avuta in tempi recenti.
L’ipotesi di sottoporre ad immunoterapia specifica per l’acaro della polvere di casa i soggetti a rischio di contrarre la scabbia, per indurre resistenza, è stimolante sotto l’aspetto teorico ma non praticabile sul piano pratico. Infatti è noto che un medicinale può venire prescritto solo per le indicazioni previste in scheda tecnica, che scaturiscono dagli studi controllati e dalle osservazioni cliniche. E non è certo questo il caso. Gli studi di Arlian sui conigli sono incoraggianti ma non sono sufficienti a giustificare un’applicazione all’uomo. Inoltre la prevenzione della scabbia si può benissimo attuare con ben altri approcci: ad esempio eliminazione dei comportamenti a rischio, profilassi ambientale, interventi terapeutici con preparati acaricidi sugli altri componenti del gruppo famigliare.




Bibliografia
1. Taplin D, Meinking TL, Chen JA, Sanchez R. Comparison of crotamiton 10% cream (Eurax) and permethrin 5% cream (Elimite) for the treatment of scabies in children. Pediatr Dermatol 1990;7:67-73.

2. Falk ES, Bolle R. IgE antibodies to house dust mite in patients with scabies. Br J Dermatol 1980; 103: 283-288.

3. Falk E. Serum IgE before and after treatment for scabies. Allergy 1981; 36:167-174.

4. Falk ES, Dale S, Bolle R, Haneberg B. Antigens common to scabies and house dust mites. Allergy 1981; 36:233-238.

5. Mellanby K. The developmente of symptoms, parasitic infection and immunity in human scabies. Parasitology 1944; 35:197-206.

6. Arlian LG, Vyszenski-Moher DL, Ahmend SG, Estes SA. Cross-antigenicity between the scabies mite, Sarcoptes scabiei, and the house dust mite, Dermatophagoides pteronyssinus. J Invest Dermatol 1991; 96:349-354.

7. Moustafa EH, el-Kadi MA, AL-Zeftawy AH, Singer HM, Khalil KA. J Egipt Soc Parasitol 1998; 28:777-787.

8. Arlian LG, Rapp CM, Morgan MS. Resistance and immune response in scabies-infested hosts immunized with Dermatophagoides mites. Am J Trop Med Hyg 1995; 52:539-545.